el
soprannominato luogo di Soffiano fu anticamente un frate Minore
di sì grande santità e grazia, che tutto parea
divino e spesse volte era ratto in Dio. Istando alcuna volta
questo frate tutto assorto in Dio ed elevato, però
ch'avea notabilmente la grazia della contemplazione, veniano
a lui uccelli di diverse maniere e dimesticamente si posavano
sopra le sue spalle e sopra il capo e in sulle mani, e cantavano
meravigliosamente. Era costui molto solitario e rade volte
parlava, ma quando era domandato di cosa veruna, rispondea
sì graziosamente e sì saviamente che parea piuttosto
agnolo che uomo, ed era di grandissima orazione e contemplazione,
e li frati l'aveano in grande reverenza. Compiendo questo
frate il corso della sua virtuosa vita, secondo la divina
disposizione infermò a morte, intanto che nessuna cosa
potea prendere, e con questo non volea ricevere medicina nessuna
carnale, ma tutta la sua confidenza era nel medico celestiale
Gesù Cristo benedetto e nella sua benedetta Madre;
dalla quale egli meritò per divina clemenza d'essere
misericordiosamente visitato e medicato. Onde standos'egli
una volta in sul letto disponendosi alla morte con tutto il
cuore e con tutta la divozione, gli apparve la gloriosa vergine
Maria madre di Cristo, con grandissima moltitudine d'agnoli
e di sante vergini, con maraviglioso splendore, e appressossi
al letto suo. Ond'egli ragguardandola prese grandissimo conforto
e allegrezza, quanto all'anima e quanto al corpo, e cominciolla
a pregare umilmente che ella prieghi il suo diletto Figliuolo
che per li suoi meriti il tragga della prigione della misera
carne. E perseverando in questo priego con molte lagrime,
la vergine Maria gli rispuose chiamandolo per nome: "Non
dubitare, figliuolo, imperò ch'egli è esaudito
il tuo priego, e io sono venuta per confortarti un poco, innanzi
che tu ti parta di questa vita". Erano allato alla vergine
Maria tre sante vergini, le quali portavano in mano tre bossoli
di lattovaro di smisurato odore e suavità.
Allora la Vergine gloriosa prese e aperse uno di quelli bossoli,
e tutta la casa fu ripiena d'odore; e prendendo con uno cucchiaio
di quello lattovaro, il diede allo infermo, il quale sì
tosto come l'ebbe assaggiato, lo infermo sentì tanto
conforto e tanta dolcezza, che l'anima sua non parea che potesse
stare nel corpo; ond'egli incominciò a dire: "Non
più, o santissima Madre vergine benedetta, o medica
benedetta e salvatrice della umana generazione; non più,
ch'io non posso sostenere tanta suavità". Ma la
pietosa e benigna Madre pure porgendo ispesso di quello lattovaro
allo infermo e facendogliene prendere, votò tutto il
bossolo. Poi, votato il primo bossolo, la Vergine beata prende
il secondo e mettevi dentro il cucchiaio per dargliene; di
che costui dolcemente si rammarica dicendo: "O beatissima
Madre di Dio, o se l'anima mia è quasi tutta liquefatta
per l'odore e suavità del primo lattovaro, come potrò
io sostenere il secondo? Io ti priego, benedetta sopra tutti
li santi e sopra tutti gli agnoli, che tu non me ne vogli
più dare".
Risponde la gloriosa donna: "Assaggia, figliuolo, pure
un poco di questo secondo bossolo". E dandogliene un
poco dissegli: "Oggimai, figliuolo, tu ne hai tanto che
ti può bastare. Confortati, figliuolo, che tosto verrò
per te e menerotti al reame del mio Figliuolo, il quale tu
hai sempre desiderato e cercato".
E detto questo, accomiatandosi da lui si partì, ed
egli rimase sì consolato e confortato per la dolcezza
di questo confetto, che per più dì sopravvivette
sazio e forte senza cibo nessuno corporale. E dopo alquanti
dì, allegramente parlando co' frati, con grande letizia
e giubilo passò di questa misera vita.
A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.